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11 Mesi…

Viola ha undici mesi e sono undici mesi che la mia vita e quella di Pasqui non è più la stessa. 

Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui ho detto ai miei genitori per Skype che aspettavo un bambino, sembrava che l’immagine si fosse bloccata: erano entrambi immobili e senza parole. Io che ridevo istericamente dall’altra parte cercando di mostrarmi serena e tranquilla, Pasquale che continuava a bere grappa per l’agitazione, mia zia che, da bravissimo avvocato elencava le note positive di una gravidanza in giovane età e mio zio che filmava con la videocamera sorridendo. 

Comprensibilmente mamma e papà erano un po’ sconvolti, già il fatto che fossi andata a vivere lontano da loro costruendo la mia indipendenza non era stato per loro semplice, abituati ad avermi per casa e coccolandomi in ogni modo, penso che con quella notizia abbiano realizzato fino in fondo che ormai non ero più una bambina ma una giovane donna.

Io per prima non mi sarei mai immaginata di diventare mamma così presto, soprattutto perché in 21 anni avevo sentito la descrizione del parto di mia nonna un centinaio di volte e vi assicuro che nemmeno Stephen King potrebbe descrivere tali scene. Quando le lineette del test si sono colorate ho pensato subito a mia nonna e al suo racconto dell’orrore e ho detto in lacrime “Io non voglio partorire.”; ricordo che mi ero promessa di non vedere nessuna scena di parto, nessuna foto per non impressionarmi, invece nelle 2 settimane che lo hanno preceduto ho visto Teen Mom tutti i giorni, ho letto libri con illustrazioni e fotografie prese da ogni angolazione, standomene sul divano con la pancia pronta ad esplodere e piangendo pensavo “non ce la farò maiiiii!!”. Invece ce l’ ho fatta ed è nata quella piccola peste che ora mi mette a soqquadro la casa. 

Avere un figlio è una prova continua sia fisicamente che psicologicamente, la tua vita cambia completamente. Non provo noia da mesi, non c’è più spazio per questa sensazione, sono talmente occupata che vorrei che le giornate durassero 40 ore per riuscire a fare tutto. 

Si provano un sacco di sentimenti differenti: frustrazione, preoccupazione, impotenza, fatica ma anche tanta felicità, tutto cambia: non potrai più uscire fino a tardi, non potrai dormire tutto il giorno o semplicemente leggere un libro sul divano.  

Io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco un compagno meraviglioso che mi ha sempre sostenuta e aiutata, fin dai primi giorni quando ero stanca per il parto e dolorante.

Non è sempre tutto semplice, nessuno ti può insegnare a fare il genitore e per quanti pareri tu possa sentire o libri tu possa leggere dovrai vivere quel momento e superarlo con le tue gambe. Quando senti tuo figlio piangere e non sai per quale motivo ti senti atterrita e ti chiedi se ce la farai, se sarai in grado di dare tutto il possibile a quel piccolo pargoletto, se riuscirai a dimostrargli tutto il tuo amore. 

Niente sarà più come prima, le tue priorità cambieranno e la tua esistenza si ridimensionerà; tutto questo spaventa e i fa maturare in un battere di ciglia ma nulla potrà regalarti tanta felicità, niente potrà farti sentire leggera come quel sorriso, le sue espressioni e i suoi occhietti vispi.

Quando guardo Viola e penso che è “mia” (anche se non si direbbe perché è la fotocopia di Pasquale e di mio ha preso solo le dita dei piedi e qualche ricciolo) mi sento fiera e dico a me stessa che lascerò qualcosa di bello in questo mondo. 

Creare una famiglia significa creare una simbiosi, un rapporto, un micromondo. 

Io e Pasquale facciamo tanti piani assieme, parliamo per ore su come sarà vederla crescere, su cosa regalarle per il suo primo compleanno su quali cartoni mostrarle per primi; confrontiamo la nostra infanzia e seduti sul divano con la copertina ci commuoviamo. 

Spesso Pasqui mi chiede se mi sia mai pentita della scelta che abbiamo fatto, se tornando indietro avrei aspettato, è una domanda davvero difficile però la risposta è semplice: non potrei più immaginare la vita senza di lei. 

Per quanto spesso sia stressata, per quanto possa essere nervosa non avendo più un momento libero non potrei restare senza di lei e senza tutto quello che si è costruito attorno, il rapporto tra di noi, con i nostri genitori, il modo in cui affrontiamo giorno per giorno.

Undici mesi di fatiche, undici mesi di risate e nottate in bianco, undici mesi di imprecazioni e filastrocche, undici mesi, i nostri primi undici mesi di un’avventura che durerà tutta la nostra vita. 

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